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L'attuale sede del Museo cantonale di storia naturale non soddisfa più i fabbisogni né le esigenze di un istituto proiettato verso il futuro.

Dopo un lungo iter, il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio hanno deciso di trasferire il Museo al comparto Santa Caterina in centro a Locarno.

Santa Caterina a Locarno, di proprietà dello Stato, offre infatti i maggiori vantaggi in vista della realizzazione di una nuova struttura museale d'interesse scientifico, culturale e turistico, in grado di produrre benefici impulsi anche di natura urbanistica.

Questa opzione permette di creare un connubio fertile ed efficace tra storia, cultura, scienza e natura, valorizzato da un contenuto qualificante in sintonia con i valori e le caratteristiche del comparto.

Questa operazione, straordinaria nel suo genere, si situa nel solco di una gestione sostenibile delle proprietà dello Stato, con la riqualifica del complesso conventuale e un uso oculato delle risorse con interventi a tappe sugli edifici esistenti nel rispetto degli accordi tra Stato e Autorità diocesana.

Il comparto di Santa Caterina

Il comparto è parte di un contesto particolarmente favorevole e pregiato, contraddistinto da un'importante concentrazione abitativa e da una considerevole affluenza turistica.
Esso si caratterizza per i suoi valori storici, artistici, architettonici e urbanistici, che ne fanno un esempio unico nel suo genere in Ticino per la singolarità dell’impianto conventuale di carattere urbano, l'essenzialità degli spazi di pertinenza e la semplicità architettonica dei suoi edifici.

Il complesso è composto dalla chiesa di Santa Caterina (di origine medievale, riedificata all'inizio del XVII secolo), dal Monastero delle suore agostiniane, dal giardino, dall'ortaglia, dall'Istituto Santa Caterina e da alcuni edifici accessori. Il tutto circondato da un alto e possente muro, realizzato in gran parte in pietrame naturale. A settentrione, al di fuori delle mura ma ancora sul sedime appartenente al comparto, si trovano alcuni edifici civili di inizio Novecento: Palazzo Fonti e due ville.

Note storiche

Le prime tracce di un antico convento nell’area risalgono al 1291, quando nella Locarno medievale si stava diffondendo l’ordine religioso degli Umiliati. Al convento, in epoca cinquecentesca, si affiancarono la chiesa dedicata a Santa Caterina, l'abitazione del preposto e le casupole dei religiosi.

Nel 1616, accanto alla chiesa, ricostruita sulla base di quella romanica, fu posata la prima pietra del nuovo monastero destinato alle suore agostiniane. Aperto formalmente nel 1627 e dichiarato di clausura qualche anno più tardi, l'edificio fu ampiamente rimaneggiato, subendo diverse trasformazioni e ingrandimenti.

Nel 1848 il complesso conventuale divenne, a seguito dei mutamenti storici in atto, di proprietà dello Stato. Nel 1892 fu aperto l'Istituto per educande diretto dalle suore (collegio di Santa Caterina). Infine, nei primi anni del Novecento, si fece spazio a settentrione, lungo via Cappuccini, ai nuovi edifici di Palazzo Fonti e delle due ville.

Tutela

Gli edifici e gli spazi aperti di pertinenza del complesso monastico conservano a tutt’oggi le caratteristiche e il significato originali, nonostante le trasformazioni avvenute nel tempo. Il comparto ha un obiettivo di salvaguardia A (conservazione della sostanza) nell'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS).

La tutela quale bene culturale immobile d'interesse cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC) si estende agli edifici e ai manufatti, nonché al giardino e all’ortaglia.

Il museo

Attività esigenze prospettive

Al vasto pubblico il Museo è noto soprattutto per la sua mostra permanente e per l'intensa attività espositiva e didattica promossa in sede e fuori sede. Tuttavia è soprattutto dietro le quinte che il Museo svolge la maggior parte delle sue attività: quale unico centro di competenza cantonale in ambito naturalistico, esso funge infatti da importante punto di riferimento per gli istituti di ricerca, le associazioni, le cerchie dell'economia, gli enti turistici e le amministrazioni pubbliche. Ciò è di assoluta rilevanza per il Ticino che, a differenza di altri Cantoni, non possiede alcuna Facoltà accademica nel campo delle scienze naturali in grado di svolgere attività di formazione e ricerca, assicurare sostegno agli studenti e fungere da partner accreditato nella rete di istituti che operano sul piano nazionale.

Il Museo si è affermato anche nella realizzazione di strutture didattiche in varie parti del Cantone: dai percorsi naturalistici, alle “aule verdi”, a interi musei come il nuovo Museo dei fossili del Monte San Giorgio. Insomma, negli anni il suo ruolo è cambiato trasformandosi da “archivio” a “laboratorio culturale”.  Oggi è un motore scientifico e investigativo; è un attore sociale rivolto sempre più alla mediazione culturale, quale stimolo per stuzzicare la curiosità sulla natura, le sue trasformazioni e il nostro rapporto con il patrimonio territoriale.

 

I prossimi passi

L'ipotesi progettuale raccomandata nell'ambito dei mandati di studio in parallelo ha fornito un concetto urbanistico organico, che ha permesso alla Città di Locarno di concretizzare la modifica del PR Particolareggiato del Centro Storico PRP-CS e di inoltrarlo al Dipartimento del territorio per l’esame preliminare.

Nel frattempo il Gran Consiglio ha approvato il Messaggio con la richiesta del credito di CHF 9,5 milioni che permette di dare avvio al concorso di progettazione della nuova sede del Museo.